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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo I

La contessa e il seminarista

-- Continua dalla puntata precedente

Ignazio strinse i pugni e si sforzò di sorridere, e si lasciò uscire di bocca il più rapidamente possibile: “Vorrei il suo consenso per il mio matrimonio.” Il Conte rimase perplesso. “E che cosa ho a che fare io con lei?” “Desidero sposare sua sorella, Giuseppina.” Fu come l’esplosione di una bomba, le ultime parole di Ignazio non avrebbero potuto avere un più tragico effetto sul Conte. “Che cosa?” disse il Conte.

Aprì le sue mani costernato al sentire questa incredibile affermazione, mentre la sua faccia rubiconda diventava ancora più rossa. “Ho sentito bene, lei...lei vuole sposare mia sorella Giuseppina?” Il Conte appoggiò poi le mani sui suoi ampi fianchi e si lasciò scappare una risata fragorosa e mezzo soffocata.

Ignazio immediatamente continuò, apparentemente immune a tutti i segnali di pericolo che emergevano dalle parole e dalle azioni del Conte: “Non si preoccupi se mi vede nelle vesti di un prete, poiché nel mio cuore non ho mai inteso prendere i voti finali nella Chiesa. Era solo un’idea della mia amata madre. Ma ora lei non è più qui attorno a controllarmi.” La risata del Conte si trasformò in un ringhio, mentre divaricava ancor di più le gambe e manteneva le mani sui fianchi, inclinandosi verso Ignazio.

“Quando ha visto mia sorella? Come l’ha incontrata ed è arrivato al punto di volerla sposare senza che io lo sapessi e senza il mio permesso?” Ignazio, ignorando ancora il crescente tono minaccioso del Conte, rispose, “L’ho vista per la prima volta la scorsa settimana alla recita dove il nostro coro di seminaristi ha cantato per il pubblico del collegio Maria Adelaide. Non appena l’ho vista mi sono innamorato di lei.”

Il Conte, cercando di controllarsi, unì le sue mani e cominciò a scuoterle su e giù.”Mia sorella non ha una dote da darti!” “Non sono interessato alla dote”, rispose Ignazio. “Ma per noi è molto importante. Giuseppina sa già quale sarà il suo destino finale e se tu continui a vederla, posso già dirti ora, che il convento la aspetta con le porte aperte. Infatti, i miei fratelli ed io la scorteremo personalmente lì domani mattina!” “Quale convento? Giuseppina non mi ha informato di alcun...”

“Oh, lei sa molto bene dove finirà non appena lascia il Maria Adelaide. E ora sarà molto prima di quanto si aspettasse. Nel frattempo, la invito a lasciare questo palazzo e a non ritornare con queste ridicole richieste!” Il conte, tirò un vicino cordone sul muro e il corpulento servitore apparve ancora sulla porta. Dopo aver ascoltato gli ordini sussurrati dal Conte di rimuovere il visitatore e assicurarsi che non facesse più ritorno, il servitore rapidamente si avvicinò ad Ignazio.

Afferrò da dietro il giovane seminarista, tenendo con una mano il suo bavero e torcendo una delle sue braccia ben oltre la scapola. Allo stesso tesso tempo, cominciò a spingerlo in avanti verso il corridoio principale e fuori, verso la scalinata dell’entrata. Là, il servitore diede ad Ignazio una forte spinta, che lo fece letteralmente volare in aria per diversi metri e atterrare sul fianco con un forte colpo a metà della scalinata, per poi rotolare per il resto della discesa, finché rimase disteso per terra a guardare in alto il Conte e il suo servitore.

“Fai in modo che questo ti serva da lezione, figlio di mercante e indegno uomo di tonaca, per non disturbare più delle brave persone, specialmente così presto la mattina,” disse il Conte, con la sua risata fragorosa ormai troppo familiare, mentre con il suo servitore rientrava nel palazzo. L’ultima cosa che Ignazio ricordò fu il suono dello sbattere dell’immenso portale prima che tutto diventasse oscurità.

Ignazio rimase immobile per almeno un’ora ai piedi della scalinata, prima di trovare la forza di muoversi. Sentì un dolore lancinante alle costole, e molti gonfiori e bernoccoli cominciarono ad apparire sul suo capo insanguinato e non poteva muoverlo da una parte all’altra senza provare un’estrema sofferenza. Poteva camminare solo zoppicando, ma ci riuscì, senza pensare al dolore.

Sapeva solamente che doveva raggiungere Giuseppina e avvisarla del piano del fratello che, la mattina, voleva portarla al convento, dove sarebbe stata obbligata a vivere il resto della sua vita in silenzio e in solitudine, senza di lui. “Questo non accadrà!” Doveva contattare Giuseppina immediatamente, senza allertare il personale della scuola, che avrebbe certamente riferito tutto ai suoi fratelli.

Allora, ricordò il giardiniere Giovanni al Maria Adelaide. Ignazio era stato alla scuola elementare con Giovanni e ricordava che Giuseppina aveva detto che la figlia del giardiniere, Angelina, era realmente l’unica vera amica che avesse. Sentiva che Giovanni avrebbe sicuramente aiutato lui e Giuseppina a fuggire insieme, prima dell’arrivo dei fratelli.

Ignazio, guidato solamente dal desiderio, continuò lentamente il suo incerto cammino verso la scuola. Avrebbe impiegato parecchie ore per arrivare là, ma non c’era altro modo. “Ce la farò!”

* * *

Giuseppina si risvegliò presto la mattina da un sonno profondo e recuperò immediatamente l’ansia e la paura. Non sarebbe stata in grado di ritrovare il suo equilibrio fino alla sera quando Ignazio fosse tornato. Lentamente si alzò, si vestì e andò nell’ufficio dell’infermiera della scuola. Si lamentò per i crampi e la nausea e chiese all’infermiera di scriverle un’autorizzazione che le permettesse di tornare nella sua stanza e trascorrere il giorno a letto.

L’infermiera, vedendo la debolezza di Giusep­pina, subito acconsentì e le diede delle medicine per lenire il dolore. Le disse di non preoccuparsi per la lezione, ma di andare subito a letto e lei avrebbe informato il direttore della scuola personalmente. Giuseppina la ringraziò e camminò verso il dormitorio, ma subito cambiò direzione e si affrettò verso la casa del giardiniere.

Fortunatamente, sia Giovanni che sua figlia, Angelina, erano presenti. Giuseppina entrò nella casa piangendo e raccontò immediatamente tutto ciò che le era accaduto, così come il timore che Ignazio fosse in grave pericolo a causa dei suoi fratelli. Angelina preparò immediatamente un té alle erbe per far rilassare Giuseppina e stava per suggerirle di andare in camera da letto a sdraiarsi, mentre loro avrebbero pensato a cosa si sarebbe potuto fare per porre rimedio alla situazione.

Ma mentre stavano prendendo una decisione, bussarono alla porta, cosa che fece sussultare tutti. Giovanni sussurrò: “Svelte, andate in camera da letto e chiudete la porta e non venite fuori se non quando vi chiamerò!” Le due donne obbedirono immediatamente senza dire una parola, Giuseppina strinse la mano di Angelina e provò ancora quella sensazione di svenimento a lei troppo familiare.

Giovanni chiese davanti alla porta: “Chi è?” “Sono il tuo vecchio amico Ignazio. Giovanni, per favore, fammi entrare. Giuseppina Aguglia è in grave pericolo, dobbiamo parlare.” “Ignazio, grazie al cielo” disse Giovanni aprendo la porta il necessario per farlo entrare, mentre guardava attorno per essere sicuro che non ci fosse nessuno. Non vedendo anima viva, Giovanni chiuse la porta e abbracciò il suo caro amico.

Poi lo allontanò dicendo: “Ignazio, hai un aspetto orribile! Cos’è accaduto?” Prima che potesse spiegare, le due giovani donne si precipitarono nella stanza, Giuseppina corse da Ignazio e lo abbracciò, sprofondando il capo nel suo petto. Sentendo che si tirava indietro, si allontanò. “Tu sei ferito! Siediti. Angelina, per favore, portami un panno umido.”

“Non sono ferito così terribilemente”, ma non ho avuto un gran successo nell’incontro con la tua famiglia, in effetti probabilmente ho peggiorato le cose. I tuoi tre fratelli stanno pensando di venire a prenderti per portarti in un convento di clausura.” Giuseppina si irrigidì di nuovo e si lasciò sfuggire un lamento.

“Per favore, amore mio, non aver paura. Ho pensato a lungo ed intensamente a questa situazione ed ho un piano che funzionerà.” “Ho pensato che ti avessero ucciso, e non hanno ancora finito con nessuno dei due!”, rispose Giuseppina. “Ascoltiamo il piano e non rinunciamo ancora a sperare” disse Giovanni, con Angelina che annuiva, mentre passava gli asciugamani a Giuseppina, che cominciò a pulire il sangue dal volto e dalle braccia di Ignazio.

“I tuoi fratelli, in effetti, hanno cercato di sbarazzarsi di me buttandomi giù dalle scale del loro palazzo con la forza, ma le mie ossa sono troppo dure perché questo potesse accadere” disse ancora senza fiato. Giuseppina tenne il suo volto tra le mani e lo baciò su entrambe le guance, dimenticando la sua abituale timidezza.

“Allora, ecco cosa possiamo fare. Ci sposeremo immediatamente e poi scapperemo in un luogo dove saremo al sicuro. Conosco il capufficio del comune di Palermo e date le circostanze, sono sicuro che potremo sposarci immediatamente senza tutta la burocrazia richiesta,” dichiarò Ignazio, sussultando per il dolore.

“Dovreste andare questa notte al Comune e mettervi in fila, perché c’è sempre la fila quando aprono la mattina,” suggerì Angelina. “Giovanni, puoi procurarmi subito una carrozza per portare me e Giuseppina al Comune? Possiamo apettare in cima alle scale sotto il portico. Quel punto è riparato dal vento e dalla pioggia. In questo modo saremo i primi,” continuò Ignazio.

“Ma i conti Di Lorenzo sono una famiglia molto potente ed hanno lunghe braccia, vi possono trovare ovunque andiate,” disse Giovanni. “Una volta che sono sposati, i conti non avranno più potere legale su Giuseppina e se i fratelli volessero tentare qualsiasi cosa, loro sanno che andrebbero contro la legge. So questo dalle letture che ho fatto per il mio lavoro in biblioteca,” raccontò Angelina.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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