Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo I
La contessa e il seminarista
-- Continua dalla puntata precedente
Senza dubbio, i conti Di Lorenzo avevano il potere, in base alle leggi della Palermo di quel tempo, di decidere il futuro di Giuseppina. Giuseppina sapeva che la sua ostinatezza non avrebbe di certo cambiato i piani che loro avevano per lei.
Al contrario, avrebbe probabilmente accelerato la sua partenza per il convento. Immaginò gli enormi portali delle mura del convento che si aprivano per lei e in lacrime, scappò dall’ufficio del direttore. Giuseppina corse nella sua stanza, chiuse a chiave la porta e cadde sul letto tremando per la paura e l’ansia, e ripensò di cambiare idea prima che i suoi fratelli si fossero arrabbiati troppo con lei.
Entro un’ora, ritornò nell’ufficio del direttore, e cercò di raccogliere tutte la sue forze per apparire calma e, lentamente, con un filo di voce disse: ”Mi sento meglio e questa sera potrò partecipare alla recita”.
Il direttore, cercò di nascondere la sua evidente soddisfazione, poiché il messaggio che invitava i seminaristi ad esibirsi era già stato mandato e loro avevano gentilmente accettato. Pertanto, l’avere questa ulteriore attrazione che si aggiungeva alla popolare esibizione di Giuseppina sarebbe stato certamente gradito dai Di Lorenzo, e ancor di più dal pubblico.
Alla segretaria fu ordinato di intercettare immediatamente il messaggio mandato ai Di Lorenzo e di mandare un messaggio di benvenuto ai seminaristi.
* * *
Quella sera, le emozioni del giorno, la paura e la rabbia portarono Giuseppina a interpretare il suo ruolo in un modo così vibrante e sincero, che il pubblico si alzò in piedi ad applaudirla. Nella sua ultima apparizione fu sommersa da continui applausi che sembravano non finire mai, ma immediatamente lasciò il palcoscenico per il timore di mettersi a piangere davanti alla folla. Infine, sola nella sua stanza, non poté fermare le lacrime.
* * *
Anche il coro piacque, ma non poté eguagliare gli applausi ricevuti da Giuseppina. Il loro direttore, un giovane seminarista, aveva continuato a guardare la giovane contessa durante la sua esibizione e fu catturato dalla sua bellezza e dalla passione della sua recitazione. Ignazio Aguglia proveniva da una delle più importanti famiglie di commercianti di Palermo.
Era entrato in seminario soprattutto per compiacere sua madre. Il coro era il suo principale interesse e fino ad ora, nessuna donna lo aveva colpito in quel modo. Quando vide Giuseppina sul palcoscenico pensò che non era nato per servire Dio come prete.
Altrimenti, come avrebbe potuto spiegare il motivo per cui Dio gli concedeva di provare quelle incredibili sensazioni quando fissava la contessa, come gli era accaduto quella sera? Subito dopo l’esibizione, Ignazio corse nel corridoio e rimase sulla porta, da dove Giuseppina, senz’altro, sarebbe passata lasciando il palcoscenico. Al suo arrivo Ignazio, in silenzio, fece un passo verso di lei e le baciò la mano.
Giuseppina, reagì freddamente e subito arretrò, spaventata. “No, disse Ignazio con voce calma. Non abbia paura. Non ho intenzione di farle del male, ma volevo solo dirle che mai nella mia vita ho sentito il mio cuore battere come stanotte quando l’ho vista sul palcoscenico.”
Nonostante fosse alquanto colpita dalle inattese attenzioni rivoltale da quel bel giovane, Giuseppina era sempre preoccupata che i suoi fratelli potessero venire a sapere di questo incontro, così agì in modo freddo e riservato. Ignazio continuò: “Non si preoccupi per gli abiti da seminarista.
Era desiderio della mia cara defunta madre che io diventassi prete e ora indosso questi abiti in sua memoria, non perché io abbia una seria vocazione.” Giuseppina cambiò espressione e disse: “Oh, mi scusi, mi dispiace che sua madre sia morta. Ma non sono abituata ad incontri così inattesi e a complimenti così esagerati.”
“Non sono in alcun modo esagerati, ma si basano sul mio attuale stato d’animo. Posso baciarle la mano?” rispose Ignazio. Giuseppina non rispose. Profondamente emozionata dalla gentilezza di questo giovane seminarista o chiunque altro fosse. Ignazio lesse l’assenso alla sua richiesta negli occhi di lei e di nuovo, molto delicatamente e gentilmente, baciò la sua mano protesa per quella che sembrò una beata eternità.
Infine, e troppo presto per Giuseppina, Ignazio lentamente lasciò la sua mano, arretrò si inchinò e scomparve nella penombra del corridoio. Giuseppina rimase immobile per diversi minuti, sperando di vederlo riapparire dall’oscurità. Nei giorni seguenti la sua consueta tristezza e il nervosismo l’avevano abbandonata. Non aveva mai provato una gioia come quella che le aveva dato il suo incontro con Ignazio.
Ma più ci pensava, e più la vecchia paura ritornava e questa volta più forte di prima. Nonostante l’angoscia crescente, si costrinse ogni sera a ritornare nello scuro corridoio, nella speranza che Ignazio riapparisse. Per le prime tre notti rimase sempre delusa, ma la sera seguente, quando sentiva che non avrebbe più a lungo sopportato la sua assenza, Giuseppina vide avvicinarsi una figura nell’ombra.
“Era Ignazio!” sentì dentro di lei una voce che continuava a ripeterlo. Ignazio si fermò davanti a lei e con un movimento gentile mise un biglietto nella sua mano tremante e chiuse le sue dita attorno ad esso. Giuseppina era rimasta immobile e senza dire nulla, ma lo guardava dritto negli occhi.
“Per favore, leggi questo in privato e poi strappalo e distruggilo” sussurrò Ignazio. Giuseppina afferrò la sua mano, “Aspetta! Voglio leggerlo prima che tu te ne vada.” Lo avvicinò alla luce alla fine del corridoio così da poterlo vedere, “Mia amata Giuseppina, sono innamorato perdutamente di te e desidero sposarti. Domani mattina andrò a visitare i tuoi fratelli e chiederò loro la tua mano.”
Il cuore di Giuseppina si fermò. Il suo corpo si irrigidì mentre in parte urlando in parte sussurrando nel terrore disse: “No! Non devi! Ti uccideranno!” “Assurdo,” disse Ignazio sorridendo compiaciuto, li libererò dalle loro responsabilità nei tuoi confronti, e tu mi dici che mi uccideranno? Il suo sorriso affettato si trasformò in un ampio sorriso, “No, vedrai, saranno molto felici.”
Giuseppina gli afferrò le mani e le strinse attorno alle sue, “Promettimi che non andrai da loro! Promettimi, promettimi!” “Ma per sposarti avrò bisogno del loro consenso.” “Non acconsentiranno mai!” urlò Giuseppina, scoppiando a piangere. Ignazio la tenne vicino a sé e le sussurrò nell’orecchio, “Lo avrò. Ti amo con tutto il cuore. Otterrò persino la loro benedizione.
Domani notte ritornerò da te con grandi notizie! Non ti preoccupare!” Giuseppina si allontanò da Ignazio, asciugando le lacrime che ora le colavano sulle guance, “No, no, promettimi che non ci andrai!” Ignazio la riprese tra le sue braccia e per la prima volta si baciarono, prima teneramente e poi con passione. Poi indietreggiò e fece un inchino, “Domani a quest’ora.”
Quindi con un sorriso sul volto, come se avesse già ottenuto il consenso, camminò con disinvoltura lungo il corridoio verso l’uscita. Giuseppina si appoggiò al muro e sentì che stava quasi per svenire. Lentamente, scivolò verso il pavimento e rimase lì per quasi un’ora completamente ferma, incapace di muoversi, di pensare, ascoltando soltanto il suo respiro alterato finché sentì una compagna scuotere la sua spalla e chiamare il suo nome.
La cosa successiva di cui si rese conto fu che si trovava nel conforto e nella sicurezza del suo letto e immediatamente si addormentò, desiderando di non risvegliarsi ancora se non quando Ignazio le avesse portato buone notizie. Ma in qualche modo sapeva che un tale evento sarebbe stato solo un sogno.
* * *
La mattina successiva, Ignazio, ancora vestito da seminarista, camminò felice verso il palazzo dei Conti Di Lorenzo, mai immaginando quello che gli stava per accadere. Salì la lunga scalinata di marmo fino all’entrata principale e spinse il battente di ottone contro il grande portale di legno della sontuosa residenza.
In pochi secondi, un servitore vestito in modo formale, un uomo immenso, alto almeno due metri, aprì parzialmente una delle porte. Scrutò Ignazio dalla testa ai piedi, poi disse con tono austero.”Il mio padrone non mi ha informato che sarebbe arrivato un uomo in tonaca oggi!” Ignazio, immediatamente, non gradendo l’atteggiamento dell’uomo, rispose con tono solenne: “Sono il seminarista Ignazio Aguglia, sono qui per vedere il Conte per una questione personale di grande importanza.”
“Posso chiederle quale conte è venuto a visitare?” “Il maggiore dei tre fratelli,” rispose Ignazio. “Si tratta del Conte Raimondo. Sfortunatamente, il Conte Raimondo sta ancora dormendo ed ho avuto chiare istruzioni di non disturbarlo mentre riposa. I conti Umberto e Guillermo sono fuori a cacciare oggi e non ritorneranno fino a sera. Se desidera entrare e aspettare che il Conte Raimondo si svegli, per favore mi segua.”
Il servitore si voltò prima che Ignazio potesse rispondere, in quanto si aspettava che il visitatore lo avrebbe seguito e procedette dalla sala d’entrata alla sala d’attesa colma di ritratti con cornici d’oro, divani di velluto e poltrone, decisamente consoni ad un edificio così sontuoso. “Per cortesia si sieda, ed io la informerò, quando e se, il conte sarà pronto a riceverla.” Il servitore in silenzio lasciò la stanza. Un’ora passò senza alcun rumore o movimento.
Il palazzo sembrava esser vuoto, almeno finché il servitore apparve sulla porta per annunciare con tono militaresco: “Sua Eccellenza, il Conte Raimondo Di Lorenzo”, il servitore si inchinò verso la porta e si ritirò dalla stanza mentre un uomo vestito solo con una vestaglia di satin rosso, che copriva il suo ampio stomaco, entrò.
“Lei è il seminarista che voleva vedermi per una questione urgente, immagino.” Ignazio si alzò dal divano e fece un inchino al Conte, “Sì, sono Ignazio Aguglia, sono sicuro che avete sentito parlare della mia famiglia. Mio padre è un importante mercante di Palermo. “Che vuole da me?” disse il Conte; sono un uomo occupato e non ho tempo per i figli di mercanti!”
-- Continua alla prossima puntata
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www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)