Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XVIII
Vita e morte a New York
-- Continua dalla puntata precedente
“Ed inoltre,” disse con un sorriso, “C’è una grande baia e dei fiumi vicini dove si può pescare” e diede ad Aurelio un paio di scherzose pacche sulle spalle. Tutti sembravano felici del cambiamento. Finalmente, mia madre avrebbe potuto rivedere sua figlia. Dora e Maria si sarebbero riunite con Vladimiro, e Aurelio non vedeva l’ora di avere nuove opportunità di lavoro e naturalmente, di pescare.
Entro una settimana tutto fu organizzato, e venne affidata la casa alle zie perché la subaffittassero. Mio padre aveva acquistato cinque biglietti del treno di prima classe e senza che nessuno lo sapesse, una piccola pistola, che tenne nascosta nella sua valigietta.
Capitolo XIX
Il matrimonio con Miro
Vladimiro Brunetti era nato il 19 gennaio 1908 nell’appartamen- to in affitto dei suoi genitori. Era un edificio a tre piani in mattoni vicino all’incrocio tra Flatbush Avenue e Pearl Street nel cuore della “Little Italy” di Brooklyn.
Sua madre Dora ed il padre Primo si erano sposati solo un anno dopo il giorno in cui si erano incontrati come nuovi membri di una compagnia teatrale italiana in tournée negli Stati Uniti. Primo, chiamò suo figlio Vladimiro, come ho già raccontato, in onore del suo migliore amico che era di origine russa, ma già dalla nascita tutti cominciarono a chiamarlo Miro.
Quando era una giovane ragazza di diciasette anni, Dora scappò dalla tenuta di famiglia a Napoli, per unirsi al teatro. Non occorre dire che i suoi genitori, che erano discendenti diretti del Principe di Altamura, la ripudiarono immediatamente per aver disonorato il nome della famiglia diventando un’attrice.
Primo poteva non essere nobile, ma di sicuro sembrava tale ed aveva interpretato così tanti ruoli come re o principe in teatro che cominciò a cambiare il suo comportamento anche fuori dal palcoscenico. Era sempre vestito impeccabilmente ed era inappuntabile, con scarpe lucidate alla perfezione. Ogni giorno aveva un fiore fresco all’occhiello. Primo camminava sempre con un bastone nero con il manico d’argento. Non ne aveva realmente bisogno, ma aggiungeva qualcosa all’effetto che voleva creare.
Primo Brunetti veniva da una stirpe di attori. Le origini del nome Brunetti risalgono a Bologna e poi, ritroviamo lo stesso nome in Germania, dove si è modificato attraverso i secoli in Bruith, che significa “gli iniziatori del fuoco”. Si trattava di quelle famiglie tribali che erano incaricate di mantenere accesi i fuochi sulle torrette che erano sparse a molti chilometri di distanza le une dalle altre in tutto il territorio, per permettere ai loro governanti di inviarsi segnali di fumo.
Primo, di conseguenza, amava spesso ricordare a tutti che proveniva da una lunga discendenza di “comunicatori”. Poco dopo essere ritornati da New York con il loro bambino, Primo lasciò Dora e Miro a Napoli, per continuare la sua carriera d’attore all’estero. Da piccolo, Miro era sempre stato affascinato dal mare e presto si offrì come volontario per aiutare i pescatori, dapprima riparando le reti e in seguito uscendo anche lui con le barche, come parte dell’equipaggio.
Poiché era sempre molto bravo a scuola ed era il primo della classe nella maggior parte delle materie, i suoi insegnati lo incoraggiarono a presentare domanda all’Accademia della Marina Mercantile a Napoli. Il cadetto Vladimiro Brunetti si diplomò con onore e fu tra i migliori della sua classe e immediatamente gli venne assegnato un incarico speciale nel servizio di scorta diplomatico. Si trattava di un gruppo scelto di venti giovani ufficiali che erano incaricati di seguire i dignitari di stato in visita, che viaggiavano su navi italiane della flotta della Marina Mercantile.
Al suo ritorno a Genova da uno dei suoi incarichi speciali, il guardiamarina Brunetti fu informato che aveva ricevuto una menzione speciale in una lettera scritta dal re d’Egitto Farouk al re d’Italia, in cui si citava la professionalità e la cortesia accordata al re e al suo entourage durante il loro viaggio e che tutto ciò faceva onore a lui e al governo italiano.
Quella lettera, aggiunta ai già eccellenti rapporti sul suo rendimento avrebbero certamente garantito al guardiamarina Brunetti una rapida promozione a Luogotenente. Ma una settimana più tardi durante un duro incontro di polo contro gli ufficiali di una nave britannica rivale, Vladimiro cadde dalla sella e fu colpito alla gamba dal suo cavallo che cadde sopra di lui.
Trascorse diversi mesi in ospedale ed il risultato finale fu che il nervo della sua gamba sinistra era irreparabilmente danneggiato, ed avrebbe dovuto contare soprattutto sulla sua gamba destra per camminare. Quella però non fu la peggiore calamità nella sua giovane vita. Il regolamento di servizio della Marina Mercantile richiedeva un congedo immediato per gli ufficiali con ferite permanenti di quel tipo.
Tutti i tentativi di Vladimiro di appellarsi a quel verdetto caddero nel nulla. L’8 agosto 1928, Vladimiro Brunetti si ritrovò all’età di vent’anni senza un lavoro. Era considerato un andicappato in congedo, e perciò non poteva essere assunto in Italia. Fu congedato a Genova e, immediatamente, andò a trovare i Bazzano per chiedere il loro consiglio. “L’America è il tuo passato e sarà il tuo futuro, Miro” disse Lorenzo. Orazia mosse il capo per assen- tire e aggiunse: “Vedi di parlarne con tua madre Dora e chiedi il suo consiglio prima di prendere una decisione definitiva.”
Miro prese il treno per Napoli e parlò con sua madre per ore. Anche lei era completamente d’accordo con i suggerimenti dei Bazzano e con il piano di suo figlio. Come aveva detto Lorenzo, la sua unica possibilità di avere un futuro era di ritornare al passato, al luogo in cui era nato. Miro inviò un telegramma a suo padre Primo, che immediatamente rispose che lo avrebbe accolto a braccia aperte e che gli avrebbe trovato un lavoro.
Con l’aiuto dei suoi precedenti compagni della Marina Mercantile, Miro poté ottenere un passaggio gratuito su una nave della Marina Mercantile da Napoli a New York in cambio del suo aiuto all’equipaggio nella redazione dei documenti di navigazione e doganali. Trascorse la sua prima notte negli Stati Uniti con suo padre,che cercò di spiegargli che le cose in America non erano sempre come si leggeva nei libri o sui giornali. Lavorare a New York richiedeva che un giovane cominciasse dal nulla e svolgesse principalmente lavori umili. Poi, attraverso il duro lavoro e la perseveranza, si poteva trovare la strada per posizioni sempre migliori.
Il primo lavoro di Miro durò solo un giorno. Consisteva nel dividere i vestiti sporchi in una lavanderia cinese. Stette male di stomaco solo dopo un’ora di lavoro In seguito, venne il suo lavoro in cui doveva guidare un camion per un buon amico di mio padre.
Solo dopo che due dei suoi lavoratori furono arrestati dalla polizia e una gang rivale sparò ad un terzo, Miro scoprì che stava consegnando illegalmente liquore di contrabbando per la mafia di Brooklyn. Miro se ne andò senza avvisare e, fortunatamente, Primo intercedette presso l’amico, sostenendo che la gamba ferita di suo figlio non gli permetteva più di guidare. In quei giorni, non erano molte le persone che potevano lasciare la Mafia senza conseguenze.
Miro stava per rinunciare ad altro aiuto da parte di suo padre e stava rimettendo in discussione i suoi “Piani americani” quando Primo ebbe un ultimo suggerimento che sembrava essere sensato. “Anche se veniamo entrambi da una lunga stirpe di attori, so che il teatro non ti ha mai attirato, figlio mio” disse Primo ”Ma dovresti veramente prendere in considerazione questo” e diede a Miro l’edizione del mattino del New York Times.
Era piegato a metà con un cerchio attorno ad un articolo in cui si diceva che gli studi della Columbia cercavano attori italiani per doppiare dei film. Miro lesse l’articolo diverse volte prima di trovarsi d’accordo con suo padre. In effetti, pensò, questo potrebbe funzionare e persino trasformarsi in una gradevole esperienza.” Anche se aveva ancora un forte accento quando parlava inglese, non sembrò importare. Alla Columbia piacquero il suo eccellente tono di voce e la perfetta pronuncia italiana.
Miro fu uno dei primi a fare l’audizione e ad essere assunto. Penso che mi resi conto dal primo giorno in cui incontrai Miro agli studi della Columbia che sarebbe infine diventato il mio principe azzurro. Per me, Miro aveva un certo aspetto gioviale e disinvolto, era bello, affascinante, vestiva elegantemente ed era sempre inappuntabile come suo padre e, soprattutto, era un gentiluomo non solo con me, ma con tutti.
Miro era sempre gentile e premuroso e non aveva mai niente da ridire su nessuno. Per lui il bicchiere era sempre mezzo pieno. In una sera fredda e piovigginosa a San Francisco dopo aver lasciato la festa di uno dei nostri migliori amici, Miro mi accompagnò alla mia macchina. Su due piedi mi chiese di diventare sua moglie ed io non avevo bisogno di essere convinta.
Semplicemente, lasciai cadere il mio ombrello e dissi: “Sì, sì, sì” mentre lo baciavo ed abbracciavo. La pioggia, che scorreva sui nostri volti, non mi era mai sembrata così piacevole. Sposarsi in quei giorni appena prima della Seconda Guerra Mondiale, era una decisone difficile, specialmente per due persone senza un introito fisso che avevano soltanto sogni. Ma furono quei sogni che ci tennero uniti sia nella buona che nella cattiva sorte.
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)