Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XVIII
Vita e morte a New York
-- Continua dalla puntata precedente
Ma questa è un’altra “storia siciliana”, che potrebbe un giorno essere raccontata, dato che oggi Amleto è un giovanotto di soli novantadue anni! Quando Aurelio (o Rio, come veniva chiamato in America) arrivò a New York, mi telefonò subito. Ero così felice di sentirlo. Ma prima che potesse dirmi qualcosa su di lui, mi diede informazioni su mia madre e su quanto era realmente accaduto in Italia.
Avevo sospettato che le cose non stessero andando veramente bene a casa dato che mia madre non mi chiamava mai. Telefonai alle due mie zie a New York, ma entrambe ripetevano le stesse parole: “Tua madre sta bene, ti chiamerà presto, non preoccuparti.” Ero sul punto di prendere il treno per New York, perché la mia preoccupazione cresceva. Aurelio mi disse che mia madre era in cura da un dottore e che la moglie di Primo Brunetti, Dolores ed una sua amica di Genova che si chiamava Maria Bazzano, si occupavano di lei.
La ragione per cui nessuno ti ha detto la verità sulla mamma, è perché il dottore si è caldamente raccomandato di non causarle altre emozioni in questo momento. Qualsiasi altra emozione avrebbe prolungato il suo tempo di recupero. “Quello di cui necessita ora è, riposo totale e tranquillità” disse mio fratello. “Sono certo di poter convincere papà a ritornare a San Francisco, non appena la mamma sarà in grado di viaggiare. Ho intuito che inizia ad essere un pòstanco di pescare e di fare giardinaggio tutto il giorno. Nel frattempo, io rimarrò qui e li terrò sott’occhio, perciò non preoccuparti” concluse Aurelio.
Mio fratello allora mi raccontò il motivo per cui aveva lasciato l’esercito italiano e del suo totale rifiuto dell’ideologia dell’ala destra fascista che si era diffusa nella sua unità. Molti ufficiali dell’Esercito di alto rango erano favorevoli alla guerra ad ogni costo, perché questo significava potere per loro e per il loro amici politicanti. Aurelio non ebbe difficoltà a rassegnare le sue dimissioni in quell’atmosfera di epurazione all’interno dei ranghi ufficiali. In effetti, fu addirittura incoraggiato a lasciare immediatamente.
Si rese conto che, con le sue idee antifasciste, gli sarebbe stato impossibile condurre una vita normale in Italia. Così si unì alle migliaia di emigranti di tutta Europa diretti verso le coste di una promettente America. Non appena ebbi salutato mio fratello, telefonai immediatamente a Miro e gli chiesi di incontrarci al Caffé Italo su Filfert Street a North Beach, perchè avevo importanti informazioni da dargli e che non potevo discutere per telefono. Stava piovendo e quel giorno era anche ventoso e freddo, ma c’era da aspettarselo nella “città sulla baia”.
Con le nostre due tazze di caffé espresso, ci sedemmo vicino ad un separé all’angolo. L’enorme radio Emerson, dietro il bancone stava trasmettendo “L’ora di Guy Lombardo” direttamente dall’Hotel Roosevelt di New York. “Non sembri star bene” disse Miro. Che cosa c’è di così urgente? Spero che non siano tutte brutte notizie!” Presi la sua mano e dissi: “Miro, tua madre e la sua migliore amica Maria Bazzano sono a New York.” Lui strinse forte la mia mano, mentre le lacrime riempivano i suoi occhi, “No, è troppo bello per essere vero. Non mi stai mentendo, vero?” “Sì,” risposi “É vero.”
Miro mi guardò e disse, “Penso sia arrivato il momento che tu sap- pia chi sono. Mia madre e mio padre si separarono appena dopo la mia nascita ed ho visto raramente mio padre durante la mia infanzia. Quindi in realtà ho due madri.” “La mia vera madre, Dolores, era un’attrice teatrale ed era spesso in viaggio. Mentre viaggiava per l’Italia ed anche avanti e indietro per l’America, Orazia Bassano, la migliore amica di mia madre e suo marito Lorenzo, si prendevano cura di me. Orazia ebbe una figlia quando nacqui io. La chiamò Maria e crescemmo come fratello e sorella finché non venni accettato all’Accademia della Marina Militare di Napoli” continuò.
Poi, parlò dei suoi giorni all’Accademia dove solo raramen- te gli veniva concesso di tornare a casa. Quando infine si diplomò, immediatamente si imbarcò. Entrambe le famiglie mi mancarono molto durante quegli anni. “Torniamo alle buone notizie” dissi io. “Non appena il dottore permetterà a mia madre di viaggiare, i miei genitori, tua madre Dolores e Maria verranno tutti a vivere a San Francisco.” “É fantastico! Pensi che avverrà presto?” Chiese Miro, mentre la sua espressione triste improvvisamente svanì.
“Tutto dipende da quanto tempo occorre a mia madre per recuperare. In questo momento, ha bisogno di tranquillità. É per que- sto che non vogliono che vada lì adesso. Ti sarei grato se anche tu resistessi alla tentazione di visitare New York in questo momento, per la stessa ragione. “Miro continuò a stringere le mie mani e mi guardò in un modo differente. “Sì, posso resistere quanto vuoi”.
E con quel caffé e quella conversazione, la nostra amicizia cominciò a diventare qualcosa di più profondo. Non appena lasciammo il Caffé, Guy Lombardo stava concludendo la sua trasmissione alla radio con “September in the rain”, “Davvero appropriata” pensai. Aurelio e mio padre andavano a pescare ogni mattina sul far del mattino. Non c’era giorno che non portassero a casa almeno un grande seabass or halibut, almeno una o due volte al giorno. Un giorno, circa un’ora dopo l’alba, una signora anziana, con un ombrellino, che si faceva chiamare signorina Carolina, camminò fino alla fine del molo dove mio padre ed Aurelio erano seduti, assorti nella loro pesca quotidiana.
Fece un cenno col capo e disse: “Buon giorno, signori”. Poi si girò e se ne andò. Questo divenne un’abitudine giornaliera. Dopo un paio di giorni, mio padre cominciò a darle un pesce, avvolto in carta da giornale. Lei prontamente accettava quel dono con ringraziamenti profusi da parte sua e dei suoi dieci gatti. Appariva sempre, tranne che nei giorni di cattivo tempo e divenne una sorta di portafortuna per i due avidi pescatori fino a sei mesi dalla data della sua prima apparizione.
Quella mattina, la donna non solo ringraziò come al solito per il pesce, ma si fermò e disse con unostrano sorriso: “Ho un messaggio per lei mio caro barone, perciò per favore ascolti attentamente. Madame Aguglia verrà contattata presto. Saluti dal suo amico Anthony.” Mio padre era visibilmente spaventato ”Signorina Caroline, per favore, ripeta quello che ha appena detto.” Lei ripeté tutto parola per parola, si girò e se ne andò.
Aurelio, che era molto perplesso, chiese di che cosa si potesse trattare. Mio padre rispose con una risata nervosa, “Di niente, è solo il farneticare di una donna anziana. Niente di quel che ha detto ha senso.” Quella risposta sembrò, per il momento, esaurire la questione per quanto riguardava Aurelio.
La mattina seguente però, quando mio padre e mio fratello andarono sul molo, trovarono un poliziotto in piedi vicino ad una persona stesa al suolo e coperta da un lenzuolo grigio con la scritta “NYPD” stampata sopra. “Posso chiedervi chi siete?” Disse il poliziotto, con le mani sui fianchi, mentre scrutava mio padre e mio fratello con sospetto. “Sono Vincenzo Ferrau’ e questo è mio figlio. Viviamo nella casa qui dietro. Ogni mattina peschiamo su questo molo” affermò mio padre, spostando il suo sguardo alternativamente dal corpo coperto al volto del poliziotto.
“Posso chiederle se conosce l’identità della persona sotto il len- zuolo?” chiese mio padre. “Stavo per farle la stessa domanda” disse il poliziotto, men- tre scopriva parzialmente il corpo rigido di una donna anziana. Mio padre e mio fratello furono portati al distretto locale dove vennero interrogati da un ispettore della polizia. Dovettero dichiarare per iscritto quello che avevano fatto la notte prima e la mattina della scoperta del cadavere e che conoscevano appena la signorina Carolina.
Mio padre e fratello furono rilasciati senza imputazione e gli fu detto che sarebbero stati ulteriormente contattati dalla polizia. Mentre dal distretto si avviarono verso casa, mio padre disse a mio fratello di non dire a nessuno dell’incidente, perché avrebbe certamente sconvolto mia madre. Aurelio fu completamente d’accordo. Non appena entrarono in casa, mio padre corse verso il telefono e chiamò il dottor Terravecchia per chiedergli di venire a vedere mia madre il più presto possibile.
Sembrava che i loro piani di restare a New York finchè mia madre non si fosse rimessa, fossero cambiati drasticamente. Il dottore disse a mio padre che un lungo viaggio in quel momento sarebbe stato troppo stancante per mia madre e non lo raccomandava. In ogni caso, se era assolutamente necessario, avrebbe contat- tato un collega a San Francisco che si sarebbe preso cura di lei.
Mio padre entrò nel salotto dove Dolores, Maria e Aurelio erano seduti ad ascoltare la radio che trasmetteva l’ultimo successo di Bing Crosby, “Sweet Leilani”. Quando spense la radio nel mezzo della canzone di Bing Crosby, immediatamente mio padre catturò l’attenzione di tutti. Disse loro che, a causa della mancanza di opportunità lavorative a New York, era tempo di tentar fortuna a San Francisco, dove era possibile allestire degli spettacoli teatrali o radiofonici per la grande comunità italo americana. Grazie ai recenti contatti che aveva avuto con la costa ovest.
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)