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Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor

Capitolo XVII

I nazisti attaccano!

-- Continua dalla puntata precedente

All’improvviso, gli uomini ubriachi sembrarono recuperare il loro equilibrio e cominciarono a scappare in tutte le direzioni, quando i poliziotti in motocicletta si fermarono improvvisamente con la limousine del Console Generale. Mentre perlustravano la zona, con le pistole spianate, i due poliziotti camminarono lentamente verso Enrico che, con titubanza, alzò una mano incrostata di sangue e sporcizia. Parlò con sospiri esitanti.

“Madame è nel fienile. Per favore, aiutatela. Non è stato fatto male a nessuno nella villa. Per favore, aiutate madame!” Nel momento in cui la limousine si era fermata, l’autista si era buttato sui sedili di dietro con la sua pistola. Aveva spinto giù le teste dei due uomini sui sedili della macchina dicendo loro di rimanere così finché la polizia non avesse dato delle indicazioni precise. Le proteste di mio padre e del signor D’Amico non servirono a nulla.

Quando i poliziotti entrarono con cautela nel fienile, cominciarono ad ispezionare l’area. Infine, trovarono mia madre dietro diversi covoni di fieno, con le ginocchia abbracciate e che tremava incontrollabilmente. Quando a mio padre fu permesso di uscire dalla limousine ed arrivò vicino a mia madre, notò con orrore, che i suoi capelli erano diventati bianchi come la neve. Mia madre rimase totalmente in silenzio per tutto il viaggio sull’oceano, fino a New York.

Non sembrò provare emozione neppure durante le due esercitazioni con le scialuppe di salvataggio dirette dal capitano della nave, in momenti diversi durante la traversata. Non venne data nessuna ragione sul motivo per cui vennero fatte, anche se sia l’equipaggio che i passeggeri supposero che fosse per il timore di un possibile attacco nemico. Quando i miei genitori sbarcarono al molo del porto di New York, c’erano due altre persone con loro.

Capitolo XVIII

Vita e Morte a New York

A causa della loro frettolosa partenza dall’Italia, i miei genitori non poterono recarsi alla loro amata villa di Catania e godere della compagnia dei loro figli durante l’estate. Questo fatto rattristò in particolar modo mia madre e fu, probabilmente, uno dei motivi per cui le ci volle così tanto tempo per recuperare. Appena prima che i miei genitori lasciassero l’Italia, Primo Brunetti aveva chiamato mio padre da New York per conto di diversi attori ed attrici della vecchia Compagnia teatrale Italiana.

A causa dell’alto tasso di disoccupazione che rimaneva costante, erano tutti curiosi e speravano che questo nuovo “Progetto Arcobaleno” si sarebbe rivelato infine come una miniera d’oro per gli attori. “Mi spiace di informarti, Primo, che partiremo la prossima settimana per tornare a New York” disse mio padre, informandolo anche dell’incidente che era accaduto nella loro villa di Milano e del clima politico repressivo che in quel momento si respirava in Italia.

“Non avevo idea che la situazione lì fosse così gravemente deteriorata. Tutto questo mi fa decisamente preoccupare per la mia famiglia,” disse Primo, dopo aver ascoltato quel racconto triste e scioccante. Dopo una breve pausa, Primo continuò: “Visto quello che è accaduto a Mimi, posso suggerire una proposta che potrebbe essere vantaggiosa per entrambi.”

Mio padre non pensò due volte all’idea di Primo. La accettò, su due piedi ed organizzò tutto durante diverse altre conversazioni telefoniche transoceaniche. Ogni cosa fu prestabilita. La moglie di Primo, Dolores e la sua cara amica, Maria Bazzano, avrebbero accompagnato i miei genitori a New York. Mio padre si sarebbe occupato di prenotare il loro viaggio e Dolores e Maria, dal canto loro, avrebbero tenuto compagnia a mia madre e si sarebbero preso cura di lei durante il viaggio.

Questi preparativi funzionarono molto bene. Talmente bene, infatti, che quando arrivarono a New York, decisero di stare insieme e di affittare una grande casa con Dolores e Maria, che continuarono ad occuparsi di mia madre. Dolores Abate Brunetti era anche lei un’attrice teatrale internazionale che si era esibita negli Stati Uniti così come in tutta Europa. Conosceva bene i miei genitori ed aveva fatto parte del gruppo di attori, con ruoli secondari, che avevano recitato in diversi lavori prodotti da mio padre in Italia.

Maria Bazzano, che aveva la mia età, era la figlia di Orazia Bazzano, la migliore amica di Dolores. Orazia e suo marito Lorenzo vivevano a Genova. Il destino volle, che mentre Dolores stava per avere suo figlio Vladimiro a New York, anche Orazia stesse per dare alla luce sua figlia Maria a Genova. Due mesi dopo la nascita di Vladimiro, Dolores prese suo figlio e ritornò in Italia.

Subito però le si ripresentò l’opportunità di ritornare in America per dell’altro lavoro in teatro. Dolores si accordò con i Bazzano perché gli tenessero il figlio per un anno, la durata del suo contratto. Orazia e Lorenzo accolsero Vladimiro come se fosse un membro della famiglia.

Nei quindici anni che seguirono, Vladimiro e Maria diventarono come fratello e sorella, poiché Dolores lo mandava a Genova ogniqualvolta doveva andare in tournée con le varie compagnie teatrali. Un mese prima dell’arrivo a New York dei miei genitori e delle due nuove dame di compagnia di mia madre, il mondo fu colpito dalla morte prematura di Guglielmo Marconi ma, sorprendentemente, nessuno dei numerosi articoli scritti su di lui indicò il luogo o la causa della sua morte. Fino ad oggi, molte domande su questo caso sono rimaste senza risposta.

Mi ricordo che a San Francisco, durante la nostra cena di mezzanotte che seguì lo spettacolo, il professor Marconi disse ai miei genitori che non era d’accordo con le mosse politiche di Mussolini. Quelle erano parole pericolose da dire in pubblico... Dopo la morte di Marconi e l’aggressione di mia madre a Milano, il “Progetto Arcobaleno” sembrò sparire nel nulla, ma non prima che i miei genitori fossero pagati e avessero risolto tutte le loro obbligazioni contrattuali.

Nessun altro contratto venne più stipulato, né alcuno dei molti film in progetto venne mai prodotto dall’ “Arcobaleno”. Mio padre pensò che fosse meglio non dirmi nulla sulle condizioni di salute precarie di mia madre e su cosa le avesse causate, perciò mi mandò solamente un telegramma in cui mi informava che erano arrivati sani e salvi a New York, e che la ragione del loro rientro anticipato era il peggioramento della situazione politica in Italia.

Mi promise che non appena avessero affittato una casa e si fossero sistemati, mia madre mi avrebbe telefonato. Secondo i titoli che continuavano ad apparire sui giornali e gli annunci alla radio, una guerra globale stava per diventare rapidamente sempre più una realtà. Quindi, non feci domande sulla decisone inattesa dei miei genitori. Ero anzi sollevata dal fatto che, infine, fossero sani e salvi in America, anche se mi preoccupavo ancora spesso per i miei fratelli.

Ci eravamo da tempo abituati a comunicare tra noi solo in caso di emergenza. “Nessuna nuova, buona nuova” era, decisamente, il motto dei Ferrau’ in quei giorni. Al suo ritorno a New York, mio padre decise di affittare una grande casa di mattoni marroni a due piani al numero 10 di Footbay a Brooklyn, proprio sul mare con il suo molo privato. La casa aveva un orto con diversi alberi da frutta. Mio padre divenne presto un giardiniere sopraffino, e coltivò pomodori e zucchini che erano invidiati dal vicinato.

La sua seconda passione era la pesca. Con il molo praticamente fuori dall’uscio, non c’era mattina che non portasse qualcosa a casa. Persino con un tempo inclemente, mio padre si metteva a pescare dalla finestra del secondo piano della sua camera da letto, che si affacciava sul mare. Tra il giardinaggio e la pesca, non sembrava sentire la mancanza del lavoro in teatro, ma, non avrebbe mai ammesso di essere ormai in pensione. Si trattava solo di una vacanza temporanea, soleva sempre dire a tutti, finché mia madre non fosse stata in grado di lavorare e viaggiare.

Nel maggio del 1937, la situazione in Europa continuò a peggiorare, con la guerra civile spagnola che infuriava, scioperi generali nelle maggiori capitali europee ed il bombardamento della Spagna da parte dell’aviazione tedesca. Si facevano anche sempre più insistenti le voci secondo cui la Germania aveva intenzione di estendere i suoi confini nazionali entrando con la forza in Austria e diversi altri paesi dell’Europa dell’est. Fu in questo clima che i miei fratelli presero ciascuno decisioni differenti che condizionarono le loro e le nostre vite.

Aurelio decise che non voleva più restare in Italia e desiderava tanto ritornare in America. Il suo sogno di diventare un ufficiale era rimasto irrealizzato a causa dei nuovi elementi fascisti che si erano impadroniti dell’Esercito. I tradizionali codici di condotta mutarono in cieca obbedienza, e si dovevano seguire le mutevoli linee di condotta dei superiori. Tutti sembravano avere un unico obiettivo: compiacere i politici e la loro interpretazione degli ultimi editti di Mussolini Amleto, al contrario, trovò nella Marina italiana la sua seconda casa. E

ra completamente soddisfatto della sua carriera e non aveva nessuna intenzione di seguire la “follia” di suo fratello. Il sogno di Amleto Ferrau’ era di poter comandare un giorno una nave.

-- Continua alla prossima puntata

Related websites:

www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)

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