Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XVII
I nazisti attaccano!
-- Continua dalla puntata precedente
Solamente un giornale non fece elogi. Si trattava di The search la pubblicazione del Partito Nazional Socialista, l’estrema destra italiana. Chiamò Mimi Aguglia “l’intrusa americana” e chiedeva la sua espulsione immediata dall’Italia. Anche se The search aveva una diffusione molto limitata a quel tempo, ciononostante entrambi i miei genitori, segretamente, si preoccuparono molto.
Tuttavia, non fecero parola delle loro preoccupazioni con gli altri per paura di rovinare in qualche modo quelle reazioni positive alla loro prima impresa teatrale europea dopo sedici anni. “Non si preoccupi barone, abbiamo delle persone nel Ministero degli Interni che si occuperanno di questo. Le posso garantire che non sentirete né leggerete più tale robaccia.”
Assicurò Gianni Megalis dando un colpetto sulle spalle a mio padre. Gianni Megalis era un uomo di parola. The Search smise immediatamente di scrivere articoli negativi sulla Nuova Compagnia Teatrale Italiana e su mia madre. Il giornalista che aveva scritto l’articolo in questione, non pubblicò più altri articoli. Una delle prime cose che mia madre fece quando arrivò a Milano, fu contattare le due Accademie Militari per fissare degli appuntamenti telefonici per parlare con i suoi figli.
Sia Aurelio all’Accademia Militare di Modena, che Amleto all’Accademia Navale di Livorno, sembravano apprezzare la loro vita, dura ed austera, di cadetti e non vedevano l’ora di diplomarsi e di diventare ufficiali. Tutto sembrava troppo perfetto per mio padre, che sospettava sempre. Poiché sapeva molto bene che i suoi figli non erano esattamente degli angeli, contattò i presidi di ciascuna scuola e gli venne detto personalmente che i ragazzi erano dei cadetti modello e che i loro nomi facevano parte della lista d’onore delle rispettive scuole nelle varie materie e in atletica.
I miei genitori erano felicissimi e fecero velocemente i necessari preparativi con le scuole per garantire ai loro figli un congedo estivo per raggiungere le loro famiglie. Furono così in grado infine, di trascorrere due mesi in Sicilia nella loro amata Villa Mimi insieme con i loro figli. La gioia però presto svanì.
Prima della loro ultima rappresentazione, mio padre notò che due giovani uomini stavano distribuendo dei volantini davanti al teatro. Tutti e due portavano ai loro colli grandi emblemi con la svastica nazista su catene d’oro. Pensò tra sé “Se solo questi giovani folli sapessero che il loro simbolo era, in origine, il simbolo religioso di buona fortuna e pace dei buddisti e degli induisti. Mio padre prese uno dei volantini e cominciò a leggerlo mentre entrava nell’atrio del teatro: “Gli italiani hanno creato con il loro sangue questo sacro impero. Lo nutriranno con il loro lavoro e lo difenderanno contro chiunque, con le loro armi...” MUSSOLINI
Seguiva poi il testo di “Giovinezza” l’inno ufficiale del Fascismo e altre quattro canzoni popolari sulla guerra italiana in Etiopia. In tutto il volantino c’erano altre citazioni in cui si faceva riferimento al popolo italiano come appartenente alla razza ariana insieme a quello tedesco, mentre tutti gli altri erano considerati inferiori.
Il Sacro Impero fu più avanti definito il Nuovo Impero romano e si sarebbe ben presto esteso dalla Palestina ad est fino alla Libia a sud. La conquista dell’Etiopia era soltanto un primo passo verso la conquista di un grande potere che ben presto sarebbe diventato realtà. L’Italia stava ritornando ai fasti dell’antica Roma! Tra una citazione e l’altra, si trovava la pubblicità dello spettacolo di mio padre, incluse le informazioni sugli attori e la trama dei vari atti.
Prima di arrivare alla seconda pagina, mio padre si precipitò su per le scale, dentro l’ufficio del manager del teatro. “Ha autorizzato lei questo?” Gridò mio padre mentre gettava il volantino sulla scrivania del sorpreso direttore. “Barone, non si agiti.” Era un mio dovere patriottico approvare questa brochure. Oltretutto, loro ci pagano per farlo” disse il direttore con calma. “La nostra compagnia teatrale si sforza di non criticare alcun movimento politico, e di conseguenza cerca anche di non appoggiarne nessuno.” Rispose mio padre, senza cercare di mascherare la sua rabbia crescente.
“Parlerò con la “Arcobaleno” di questo!” “Mi spiace che la pensi in questo modo. Comunque, devo informarla che le sue idee la renderanno un individuo molto impopolare qui a Milano” disse il Manager mentre guardava il volantino piegandolo e ripiegandolo nervosamente. “É una minaccia?” Chiese mio padre, conscio che la sua voce si stava alzando ad ogni affermazione. “No, è un fatto. Stia attento, barone!” Disse il direttore, guardandolo con uno strano sorriso affettato sul volto.
Mio padre non raccontò a nessuno del volantino quella sera, specialmente a mia madre, per paura di preoccuparla. La mattina seguente, camminò dal teatro al vicino Consolato Americano. Aveva fissato un appuntamento con il nuovo Console Generale, il signor Anthony D’Amico.
Il signor D’Amico era un esperto diplomatico ed era già stato mandato due volte in Italia, una volta a Roma all’Ambasciata Americana e prima al Consolato di Palermo. Quando la famiglia D’Amico arrivò a Palermo, mio padre si era occupato, con l’aiuto di amici comuni, di affittare una bella casa di campagna vicino alla nostra villa di Catania. I suoi bambini diventarono i nostri compagni di gioco per tre anni e i miei genitori e i D’Amico divennero presto intimi amici.
“Barone, che piacere dopo tutti questi anni. Come sta bene. Come stanno madame Aguglia e i bambini? Devono essere tutti cresciuti ora” disse sorridendo il signor D’Amico, continuando a parlare e a stringere la mano di mio padre. “Per favore, si sieda e mi dica tutto” continuò il Console Generale. Dopo averlo informato su tutti gli avvenimenti familiari ed aver ascoltato i suoi aggiornamenti, mio padre mise il volantino di propaganda del partito nazista sulla scrivania.
Il signor D’Amico gli diede un breve sguardo. “L’ho già visto prima. Sono in tutta Italia adesso, e vengono distribuiti all’Opera, nei teatri e persino nei cinema. Mio padre poi spiegò comeaveva ottenuto il volantino e riferì della sua discussione con il direttore del teatro, così come del giornale del Partito nazista.
Il signor D’Amico con le mani sulla scrivania disse: “Mi faccia parlare con la nostra gente e le farò sapere qualcosa al riguardo. Se sarà in città lunedì attorno a mezzogiorno, sarei felice di poterle dare un passaggio a casa e poi potremo portare fuori insieme Madame Aguglia in una trattoria locale per il pranzo. Conosco diversi posti superbi vicino alla sua villa. “Lei sai dove vivo?” Chiese mio padre con curiosità. Sì, barone, durante questi tempi turbolenti, ci piace tenere sotto controllo sia gli amici che i nemici allo stesso modo.Naturalmente, lei è al primo posto tra i primi” disse il Console Generale sorridendo.
Erano le undici e mezza del mattino di lunedì. Mio padre era già partito da tempo per la città. Mia madre si era appena vestita per l’atteso pranzo con il signor D’Amico, quando Enrico salì correndo al secondo piano e entrò nella sua stanza senza neppure bussare. “In fretta, signora non dica una parola. Venga con me giù per le scale. Ci sono alcuni uomini armati nel cortile, che urlano oscenità ed il suo nome!”
Enrico afferrò la mano tremante di mia madre e letteralmente la trascinò giù per le scale sul retro. “Dobbiamo nasconderci nel fienile finché non se ne vannno. Ho detto a tutti di restare in casa e se dovessero entrare, di dire che lei è andata in città. Ricordi, soprattutto, di non fare rumore!”
Ce n’erano sei che portavano i simboli dela svastica nazista attorno al collo ed erano armati con un assortimento di pistole e di fucili da caccia. Apparentemente, tutti erano piuttosto ubriachi e intenti a diventarlo ancora di più, a giudicare dalle bottiglie di liquore che ognuno di loro portava con sé.
“Mimi Aguglia, tornatene in America. Sei una traditrice dell’Italia,” disse uno dei giovani uomini, ondeggiando avanti e indietro tra una sorsata di liquore e l’altra. “Vieni fuori, brutta porca americana, o verremo a prenderti!” disse un’altro, frantumando la sua bottiglia vuota contro la parete della casa. Proprio mentre mia madre ed Enrico attraversarono il tratto tra la villa e il fienile, un uomo urlò agli altri “Laggiù, qualcuno è entrato nel fienile.
“Vieni fuori dal fienile adesso, o lo bruceremo con te dentro! Gridò un altro uomo. “Madame, si nasconda nell’angolo dietro alla stalla dei cavalli. Io uscirò e cercherò di ragionare con quei delinquenti” sussurrò Enrico, guidandola gentilmente nella zona non visibile dalla porta principale del fienile. Enrico uscì dal granaio con le mani in aria.
Quello che sembrava il capo del gruppo gli fece cenno di avvicinarsi. “Dov’è Mimi Aguglia, miserabile traditore.” Ma prima che Enrico potesse rispondere, fu mandato a terra senza conoscenza da un colpo sulla testa di un calcio di un fucile. “Non sprechiamo più altro tempo. Bruciamola!” “Bruciamola, bruciamola, bruciamola” gridarono tutti insieme’’ Poi, tutto accadde in rapida successione. Si sentirono le sirene delle motociclette della polizia.
-- Continua alla prossima puntata
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www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)