Romanzo autobiografico di ARGENTINA BRUNETTI
Traduzione di Antonella Bokor
Capitolo XVI
Scene d'amore per Marconi
-- Continua dalla puntata precedente
Mio padre fece una pausa, mi guardò e rispose: “Argentina, naturalmente, e... assicurati di essere molto sensuale nella scena d’amore con Giannetto.” “Ma Giannetto é mia madre” risposi io, “Come posso essere sensuale in una scena d’amore con mia madre sul palcoscenico, davanti a un pubblico che includerà anche Marconi?” chiesi incredula.
“Una brava attrice può essere sensuale anche con un manico di scopa” rispose mio padre bruscamente. Non risposi nulla a quella affermazione e pertanto mi rassegnai con riluttanza a fare del mio meglio. Volevo così tanto essere un’attrice come mia madre, ma anche durante le prove, quando veniva il momento di abbracciare mia madre, continuai a sentire la voce di mio padre che arrivava da qualche parte della sala buia, “Sii sensuale, Argentina!”
Il momento determinante di questa sfida personale arrivò appena prima che il sipario si aprisse. Vidi mia madre uscire dal camerino vestita e truccata da Giannetto e con una parrucca nera del dodicesimo secolo. Improvvisamente, ogni pensiero su mia madre svanì e quando le luci si abbassarono e la rappresentazione incominciò veramente, non ero più Argentina, ero Ginevra, follemente infatuata di Giannetto.
Furono il duro incitamento di mio padre, o i gentili consigli di mia madre a cambiare il mio modo di pensare e la mia capacità di concentrazione? O fu il mio desiderio intenso e appassionato di essere una brava attrice a far pendere l’ago della bilancia dalla mia parte? Non lo saprò mai, ma probabilmente, fu una combinazione di tutti e tre. Ogni cosa durante lo spettacolo proseguì regolarmente.
Ero così presa dal mio ruolo che dimenticai la paura di recitare la scena d’amore. Tutto sembrò scorrere in modo naturale ed io ricevetti forza dagli apprezzamenti del pubblico che applaudiva entusiasticamente e urlava “Bravi” allla fine di ogni atto. Alla conclusione dell’ultimo atto, il pubblico mostrò in modo ancor più palese il suo entusiasmo, si alzò in piedi ad applaudirci e ricevemmo sei chiamate alla ribalta.
Raggiunsi mia madre nel suo camerino, ricolmo di fiori degli ammiratori. Mio padre entrò con un gran sorriso sul suo volto ed abbracciò mia madre. “Mimi sei stata fantastica, come al solito!” “E tu Argentina” disse mio padre afferrando entrambe le mie mani e guardandomi drittto negli occhi, “Tu sei diventata una vera attrice. Complimenti!” Poi, mi baciò sulle guance. Ero senza parole.
Mio padre non si era mai congratulato con me prima per qualsiasi cosa avessi fatto sul palcoscenico. Ricordo solo le sue continue critiche, dal giorno in cui a quattro anni partecipai in “La Cavalleria Rusticana” fino al giorno prima alle prove. Dei lacrimoni scesero sul mio viso mentre lo abbracciavo e sussurravo “Grazie, papà, grazie!” Poi, rapidamente mi girai per asciugare le lacrime. Alcuni minuti più tardi, bussarono alla porta del camerino. Posso entrare Madame Aguglia? Sono Guglielmo Marconi!” “Naturalmente” disse mia madre “Che onore!”
Entrò un bell’uomo, molto magro e vestito impeccabilmente che portava due grandi mazzi di rose rosse che appoggiò sulla toeletta tra gli altri fiori. “Posso presentarle mio marito il barone Ferrau’ e mia figlia Argentina?” disse mia madre, mentre il professor Marconi le baciava la mano.
“I fiori sono un piccolo segno del mio apprezzamento per la meravigliosa performance che lei e sua figlia avete dato questa sera. Assolutamente stupenda” disse Marconi. Strinse la mano a mio padre, complimentandolo per la produzione e poi baciò la mia mano e ripeté i complimenti sulla mia performance.
“Tante grazie per le sue gentili parole e per i fiori, ricorderò per sempre questa sera” dissi io, ancora una volta emozionata, combattendo con le lacrime che stavano sgorgando vistosamente dai miei occhi. “Non posso credere che siano passati trent’anni da quando ci siamo incontrati l’ultima volta a Londra, quando lei recitò per la prima volta in “La Cena delle Beffe.”
Madame Aguglia, come il buon vino, l’opera e in particolare la sua originale e genuina interpretazione sembrano ancor più migliorare col tempo.” “Lei è troppo gentile, professore” disse mia madre. “Per niente, e se siete liberi questa sera, mia moglie ed io saremmo onorati di avervi come nostri ospiti all’Hotel St. Francis.” Senza neanche consultare mia madre, mio padre disse immediatamente: “Certo che accettiamo e attenderemo con ansia il momento.”
“Allora è deciso. A mezzanotte al St. Francis” disse Marconi, inchinandosi e baciando di nuovo la mia mano e quella di mia madre. Strinse la mano di mio padre vigorosamente e ci lasciò con un piacevole sensazione collettiva che non dimenticheremo mai. La cena fu in una elegante sala da pranzo privata dell’hotel. Il professor Marconi e la sua gentile moglie, Maria Cristina Bezzi-Scali, ci accolsero quando entrammo e ci chiesero di unirci a loro per un cocktail in una attigua saletta con un’enorme finestra che offriva una vista panoramica spettacolare della città, della sua baia ed anche oltre.
Dopo lo champagne e ripetuti brindisi all’Italia, agli Stati Uniti e a noi stessi, la cena venne annunciata da un cameriere in uniforme con uno scampanellio. Ero seduta tra mia madre ed il signor Marconi, che sembrava affascinato dalla mia vita in teatro e voleva conoscere ogni dettaglio. Mentre parlavamo, i miei genitori sembravano assorbiti completamente in una discussione sul futuro dell’industria cinematografica.
In sostanza, mio padre e il professor Marconi convenivano sul fatto che con l’aggiunta del parlato, il cinema era diventato, di gran lunga, la forma di intrattenimento preferita delle masse, in quasi tutti i paesi del mondo. All’inizio, Hollywood aveva cominciato a realizzare delle versioni dei suoi maggiori film in tedesco, francese, italiano e spagnolo utilizzando attori già popolari nei loro rispettivi paesi.
Comunque, ben presto tutto ciò si dimostrò eccessivamente costoso. Poi, la sincronizzazione (o il doppiaggio come è ora chiamato nell’ambiente) cambiò tutto. Adesso, veniva realizzato solo un film che era poi doppiato in molte lingue differenti nei rispettivi paesi che compravano i diritti di distribuzione del film. Fu a quel punto che il professor Marconi cambiò il tono accademico della conversazione e interruppe il lungo discorso di mio padre.
“Barone Ferrau’, in Italia sta accadendo qualcosa di decisamente nuovo. Mussolini ha cominciato a cambiare l’Italia agricola in una nazione industriale che presto diventerà una delle nuove potenze economiche d’Europa. Spesso io non sono d’accordo con alcuni dei suoi metodi, ma sta raggiungendo il suo obiettivo finale, e quando questo accadrà, sono sicuro che porterà a una nuova repubblica democratica.”
Il professor Marconi continuò: “E come parte di questo cambiamento, alcuni membri chiave dell’industria cinematografica italiana stanno cercando di fare competizione a Hollywood. Stanno progettando di produrre dei film da vendere in tutta Europa che interesseranno al pubblico di massa.”
“Professore, sono decisamente sorpreso dal fatto che lei abbia una così vasta conoscenza dell’industria cinematografica, vista la sua formazione scientifica” rispose mio padre. “Ho molti interessi caro barone, e ho sempre considerato me stesso come un appassionato mecenate delle arti” disse Marconi. Infatti, ho investito un capitale non indifferente in un consorzio italiano che intende dare del filo da torcere a Hollywood in un futuro prossimo” continuò il professore.
“E dove, se posso chiederlo, avrà luogo questa iniziativa?” Chiese mia madre, con sincero interesse. “Attualmente, il nostro progetto si sta sviluppando a Milano,” rispose Marconi “E questa impresa potrebbe certamente utilizzare il suo talento di attrice, Madame Aguglia, ed anche le sue capacità come produttore, barone.” “Molto interessante” rispose mio padre “”Ci piacerebbe certamente avere più dettagli” “Sfortunatamente, Maria Cristina ed io saremo in viaggio per Tokyo domani per un convegno scientifico e non pensiamo di tornare per diversi mesi. Comunque, per favore contatti il signor Gianni Megalis che è il direttore generale del nostro progetto che noi chiamiamo “Arcobaleno”. Io lo informerò della nostra conversazione” disse il professore.
“Il signor Megalis ha l’autorità” continuò Marconi “non solo per spiegarvi tutti i dettagli, ma anche per fare a lei e a Madame Aguglia una proposta di collaborazione , se deciderete di unirvi a noi.” Il professor Marconi prese uno dei suoi biglietti da visita dalla tasca della sua giacca e con la sua penna d’oro, scrisse i dettagli per contattare il signor Megalis, e lo diede a mio padre.
Dopo la cena, esprimemmo tutti i nostri ringraziamenti, ci facemmo degli auguri reciproci e ci salutammo per il momento, convinti che entro alcuni mesi avremmo potuto godere della compagnia di Marconi ancora una volta. Ma la vita non sempre riserva quello che inizialmente sembra promettere. Il 20 luglio 1937, Guglielmo Marconi morì e con lui se ne andarono molti dei suoi sogni irrealizzati.
-- Continua alla prossima puntata
Related websites:
www.argentinabrunetti.com (The weekly "Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine”)
www.argentinabrunetti.com/it (An Italian language version of Argentina Brunetti’s Hollywood Time Machine, with particular emphasis on the Italian film industry)
www.insiciliancompany.com (A synopsis of the book in English and where to buy it plus a bio of Argy & press release)
www.incompagniasiciliana.com (The above web site translated into Italian)