Un’olimpiade deludente per i colori italiani
"Avevamo detto che sarebbe stata dura, certo che cinque medaglie e cinque quarti posti vogliono dire che la valutazione di partenza non era completamente sbagliata". Numeri alla mano il capo missione azzurra ai Giochi, raffaele Pagnozzi, traccia il bilancio dell'Olimpiade italiana a Vancouver.
"Sapevamo che dopo i Giochi in casa sarebbe stato difficile - ha detto Pagnozzi - Ma era da Calgary nel 1988 che non eravamo mai andati sotto le due cifre". risultati deludenti per Pagnozzi, che salva, ovviamente l'impresa di razzoli. "Le delusioni sono arrivate dalla pista lunga, dal fondo e dallo slittino. Quest'ultimo però non si può discutere perchè sono subentrate una serie di situazioni esterne".
Il fondo, invece, aveva sempre salvato il bilancio azzurro, mentre ai Giochi canadesi ha dato soltanto due quarti posti e zero medaglie. "Nel contesto internazionale c'è stata una crescita del resto del mondo rispetto all'europa alpina e ai paesi scandinavi - ha spiegato Pagnozzi - in futuro sempre più nazioni cresceranno anche in relazione alle nuove specialità". I risultati di Torino 2006 tornano in un continuo confronto. Ma adesso si deve guardare avanti.
"Qui si è chiusa completamente la parentesi di Torino - ha sottolineato il capo missione - Per sochi si deve innovare partendo dal presupposto che l'età media dei medagliati qui è di 27 anni, la più bassa degli ultimi 20 anni".
Innovazione vuol dire cambiamento e ancora maggiore cooperazione con le federazioni. "Lavoreremo assieme in vista della preparazione olimpica. imposteremo programmi condivisi all'apice dei quali ci sono i Giochi olimpici. Questo sarà il nostro obiettivo - ha concluso Pagnozzi - e la scelta tecnici non può non essere condivisa tra Coni e federazione. E' necessaria un'equilibrata distribuzione delle risorse senza discriminare discipline che hanno grandi potenzialità alle Olimpiadi".