Italia
gran finale: battuta la Germania 2-0
Gli
azzurri battono la Germania 2-0 al termine dei tempi supplementari.
Reti di Grosso e Del Piero, al 119' e al 121'.
DORTMUND
(Germania), 4 luglio 2006 - La più bella! Fantastica! Straordinaria!
L'Italia cucina la Germania. La trascina ai supplementari. Colpisce
pali, traverse. E travolge i padroni di casa in trenta minuti da leggenda.
Quel capolavoro di Grosso e l'invenzione di Ale Del Piero, così
come sognava Gattuso. Due a zero. L'Italia è in finale. Si va
a Berlino. Lecito ora chiedersi chi potrà fermare questa Italia.
Torsten
Frings fermato dalla Fifa e che doveva annullare Totti non sarà
un alibi. L'orgoglio di Klinsmann è andato oltre. Il c.t. ha
giocato la carta del cuore: Kehl del Borussia Dortmund, uno di casa.
A Kehl si chiedono miracoli in una fetta di centrocampo dove di solito
Frings fa la differenza. Kehl ha il compito di marcare Pirlo. Kehl non
è Frings, e si vede. Totti che non sarà annullato, gioca
alle spalle di Toni nello stesso 4-4-1-1 di Italia-Ucraina. In uno stadio
che sembra l'Ali Sami Yen di Istanbul, la Germania parte con il vestito
buono della festa.
Gli
azzurri attendono e studiano l'avversario. Totti prova a spaventare
Lehmann con una punizione da distanza siderale. Quello di Ballack è
da dimenticare. Sono la linea di confine di un primo tempo dove la Nazionale
gioca a calcio, forse come non lo ha mai fatto in questo Mondiale. Se
Borowski fa saltare le coronarie, anticipato davanti a Buffon da Cannavaro,
il vero infarto lo sfiorano i tedeschi, quando a Perrotta manca il passo
in più risolutore a tu per tu con Lehmann. La Germania finalmente
sa di avere di fronte un avversario più forte. Ci sono almeno
dieci minuti di azzurro assoluto, fatto di possesso palla, dominio sulle
fasce, dove i laterali si sovrappongono, dove tutto funziona a perfezione.
La difesa tedesca sembra di burro. Si salvano solo le torri, che nel
gioco di testa hanno la meglio.
Poi
Francesco Totti. Recuperato fisicamente, il romanista corre, recupera
palle, gioca per la squadra. Grosso e l'immenso Zambrotta, Toni è
il tormento di Metzelder e Mertesacker, mentre dietro Cannavaro e Materazzi
sfoderano sicurezza in un reparto dove Klose e Podolski attendono al
varco aspettando il colpo che non perdona. Ma la Germania è anche
squadra tosta. Nel suo Dna ci sono proteine sconosciute. La squadra
di Klinsmann sa ritrovare motivazioni quando sembra che la barca debba
affondare. Per cambiare registro alla partita aggredisce a centrocampo
e sfrutta soprattutto la fascia di Schneider a cui capita la seconda
occasione per la Germania su una palla persa da Pirlo e sprecata oltre
la traversa.
Chi
si attendeva la partita micragnosa, fatta di calcoli, ha sbagliato.
Al 5' della ripresa Klose terrorizza con una discesa in mezzo all'area,
fra Gattuso e Buffon. Il numero uno azzurro ci mette una pezza e nel
contropiede Grosso fa di peggio ripetendo l'errore di Perrotta del primo
tempo. La Germania, così come contro l'Argentina, sale di tono,
sfruttando le pause degli azzurri. Con Ballack a destra e Kehl a sinistra
in mezzo al centrocampo, si mantiene alta, sempre con lo sguardo puntato
verso Schneider. E' lui che supera Grosso e offre a Podolski la seconda
occasione respinta da Buffon. Klinsmann capisce: toglie Borowski per
Schweinsteiger, più potenza in mezzo, in un reparto in cui la
Nazionale è in netta superiorià numerica. Lippi cambia
in attacco, dove Toni, fiaccato e nervoso, e senza uno straccio di un
cross a disposizione, lascia a Gilardino. Sono gli ultimi minuti in
cui paura e stanchezza si dilatano, in cui Klinsmann prova la mossa
Odonkor (fuori Schneider), il portafortuna personale del c.t. tedesco.
Ma
si va ai supplementari, con Iaquinta per Camoranesi. Gilardino si beve
Ballack e colpisce subito il palo. Zambrotta replica sulla traversa.
Non è possibile! L'Italia gioca con intelligenza, si difende
e riparte bene. Zambrotta sembra Garrincha, quando prende palla fa quello
che vuole. Ce ne vorrebbe un altro. Lippi toglie Perrotta per Del Piero,
terza punta in un'Italia già molto offensiva, uomo da Westfalen
Stadion. Podolski sbaglia e si ricomincia. Neuville rileva Klose.
Del
Piero non trova lo spiraglio letale a tre metri dalla meta, Buffon fa
il miracolo su "Poldy". Lehmann, invidioso, lo imita su Pirlo.
Poi Pirlo che vede Grosso, i due colossi della sfida. Occhi chiusi del
laterale: sventola! Bastasse. Del Piero magnificamente servito da Gilardino
trova l'angolo giusto e infila il 2-0. Il finale che tutti avevamo sognato.
Che sgretola la roccaforte di Dortmund. Quella dove la Germania non
aveva mai perso. La fine di un sogno nell'inferno trasformato in un
paradiso.