Mondiale di pallavolo, svanisce il sogno sul più bello. Italia battuta, Brasile in finale
ROMA - Ci hanno provato gli azzurri. E alla fine il PalaLottomatica applaude riconoscente. Ai ragazzi di Andrea Anastasi non riesce il miracolo di battere il Brasile che contro Cuba hà eguagliato uno storico record solo italiano: vincere tre mondiali consecutivi. Troppo forti Murilo e compagni, per una squadra cresciuta giorno dopo giorno in questo Mondiale, ma che rimane tecnicamente e fisicamente inferiore a un Brasile che continua a produrre campioni con ritmo industriale impressionante.
SVANITI SUL PIU’ BELLO - C’è da dire, senza nulla togliere all’impegno dei nostri, che nel momento topico sono venute a mancare – sotto la pressione degli avversari – diversi punti fermi. Fei si è confermato più croce che delizia. Troppo alterno in attacco il nostro opposto, peraltro non sempre ben servito da un Vermiglio stavolta non lucidissimo e poco aiutato da una ricezione a volte ballerina.
Ma se in quel fondamentale il paragone regge (63 per cento noi contro il 69 loro) i rapporti saltano con l’attacco che i brasiliani tengono su un pregevole 60 per cento mentre noi scendiamo al 45. Il servizio non ci ha sostenuto molto, perché era lì che dovevamo cercare di intaccare i meccanismi quasi perfetti orchestrati prima da Bruno e poi dal rientrante Marlon, senza che la regia dei campioni ne risenta.
TENSIONE ALTISSIMA - Nel primo set gli azzurri soffrono troppo la tensione della gara e il numero di errori (6) è troppo alto nei confronti di un Brasile che invece riduce al minimo i propri ed ha una correlazione battuta- muro eccellente. L’attacco della squadra di Bernardinho è esplosivo in tutti i suoi uomini. Mentre i nostri faticano. Abissale la differenza di rendimento in attacco: all’80 per cento i martelli verdeoro, solo al 44 i nostri che non riescono a fare il solletico al servizio con gli avversari all’83 per cento in ricezione.
TIENE MARRA - Nel terzo set l’Italia sale di rendimento, perché tiene il libero Marra in ricezione – “bersagliato” dai servizi avversari – e il nostro attacco comincia a girare con continuità tanto che Fei ora passa con continuità, non essendo l’unica nostra uscita. Nonostante questo il Brasile è sempre lì attaccato e alla fine la spuntiamo col minimo vantaggio con un pallonetto spinto di Mastrangelo in primo tempo.
ILLUSIONE - Si spera nella grande rimonta, i 13 mila del PalaLottomatica incitano l’Italia, ma invece prevale la classe dei brasiliani. Gli azzurri si squagliano. Anastasi cambia Fei con Lasko, inserisce nel finale anche Travica in palleggio, ma il sogno è già svanito e il Brasile chiude senza alcun calo di tensione, come un rullo compressore. Finita il sogno di una finale mondiale giocata in casa, l’Italia non ne ha più.
La partita per il bronzo con la Serbia non ha molte storie. Fuori dai denti, gli azzurri come livello sono arrivati dove potevano, forse in certi momenti ci si poteva attendere una maggiore cattiveria agonistica, quel di più che – unito alla spinta del pubblico – avrebbe potuto concederci qualcosa in più. Se da anni, dopo i successi dei Novanta, il movimento si è cullato senza curare la crescita e la maturazione di nuovi talenti, poi non puoi sperare nei miracoli in un Mondiale che vede meritate finaliste Brasile e Cuba, piene di giovani non solo promettenti, ma già maturi a questi livelli.