La maglia della nazionale italiana di calcio compie 100 anni
MILANO - Cento anni di azzurro. Il giorno della Befana del 1911, la Nazionale italiana di calcio veste di "bleu marinaio". Cioè azzurro. Gioca all'Arena di Milano la sua terza amichevole. Nelle altre due aveva indossato il bianco. C'è Renzo De Vecchi, ha esordito a sedici anni e lo chiamano "figlio di Dio". Il c.t. è Umberto Meazza, commerciante di vini e liquori. Un giocatore è meccanico alla Fiat. Un altro ragioniere. Poi un capomastro, un intagliatore di rame, un rappresentante di tessuti "grezzi". Il capitano fa il fotografo, il portiere è studente.
È la prima Italia azzurra con lo stemma sabaudo e perde "fra le mura amiche" contro l'Ungheria. Ma il settimanale "Lettura Sportiva", costo nel Regno centesimi 10, scrive che la casacca della squadra è "molto sgargiante e ha il colore del cielo".
POZZO E IL PIANTO - Quella casacca diventa la più amata dagli italiani. Attraversa cieli e paesi, ricordi ed emozioni, trionfi, coppe alzate, crociere con naufragi e cadute fatali. Molti uomini che hanno indossato quella maglia sono entrati negli albi d'oro e dentro bellissime storie. Sono storie di titoli mondiali. Quattro. I primi due nel 1934 e 1938. Commissario Unico dal 1929 è Vittorio Pozzo, ufficiale degli alpini nella guerra del 1915-18.
Prima della partita, parla ai suoi azzurri della battaglia del Carso, di Trento e Trieste. Poi intona la canzone del Piave. Parla della patria e della famiglia. Li fa piangere tutti. Il Vittorio Pozzo giornalista racconterà: "Certo che piangevano, poi li accompagnavo sul campo di gioco, ed era come recarsi sul campo di batta- glia...".