Ciclismo, doping: raddoppiano le pene “Cacciamo i mercanti di veleno”
MILANO - Una stretta per «cacciare i mercanti di veleno dal tempio», e ridare credibilità al ciclismo. È la risposta dei rappresentanti degli Stati Generali del ciclismo, riuniti a Milano, all'appello del presidente del Coni Gianni Petrucci, che nei giorni scorsi non aveva usato giri di parole per denunciare la perdita di credibilità dell' ambiente agli occhi dell'opinione pubblica, dopo lo scoppio dello scandalo della Lampre di Saronni e Cunego (e di Ballan, iridato nel 2008), su cui la procura di Mantova ha aperto un' inchiesta.
Le misure proposte dovranno essere sottoposte all'approvazione - che dovrebbe arrivare vista la dichiarata coesione interna - del Consiglio Federale del prossimo 4 maggio, alla vigilia della partenza del Giro d'Italia. Le principali novità sono l'innalzamento del periodo di squalifica dell'atleta trovato positivo, che passa da 2 a 4 anni (il periodo massimo consentito delle regole internazionali) e la radiazione in caso di recidiva per tutte le categorie, juniores compresi.
Ancora più stringente la misura per gli addetti ai lavori, dai dirigenti ai direttori sportivi, dai meccanici ai massaggiatori: basterà che siano coinvolti in un solo caso accertato di doping, perchè vengano radiati definitivamente dal mondo del ciclismo, senza possibilità di rientrare.